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	<title>San Libero</title>
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	<description>Giornalismo e riviste in Italia</description>
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		<title>L’impegno giornalistico contro la mafia</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 09:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Notizia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Francesco Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo antimafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Inchieste di mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita dei giornalisti non è una vita semplice; ma le cose si complicano inevitabilmente quando un giornalista tocca temi scottanti, legati alla malavita e – in particolare – alla mafia. Oggi come vent’anni fa, parlare di mafia in Italia è pericoloso e pubblicare delle inchieste rischia di diventare un vero e proprio atto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La vita dei giornalisti non è una vita semplice; ma le cose si complicano inevitabilmente quando un giornalista tocca temi scottanti, legati alla malavita e – in particolare – alla mafia. Oggi come vent’anni fa, parlare di mafia in Italia è pericoloso e pubblicare delle inchieste rischia di diventare un vero e proprio atto di autolesionismo da parte di un giornalista.</strong><span id="more-22"></span></p>
<h2>Le parole sulla mafia che possono uccidere</h2>
<p>L’impegno dei giornalisti è costante e continuo. Le condizioni di lavoro spesso sono umilianti eppure si continua a lavorare. Di fronte al rischio di perdere la vita per un articolo di giornale, però, molti si fermano e riflettono prima di scrivere e di pubblicare pezzi che rischierebbero di rovinargli la vita. Gli ultimi dati raccolti dall’ordine dei giornalisti in Italia, infatti, testimoniano un quadro allarmante fatto di paura e di giornalisti che vivono con la scorta perché hanno subito minacce di morte in seguito alla pubblicazione degli articoli. La mafia in passato ha già dato dimostrazione che per un articolo di giornale si può morire. Anche in Italia. Anche nel settimo paese più potente del mondo. Le istituzioni politiche invitano i giornalisti a non avere paura, a parlare della mafia così come si parla di una partita di calcio o di un fatto di cronaca. E specificano, inoltre, che parlare di mafia non significa solo descrivere un fatto dopo il suo accadimento, ma indagare i luoghi e i comportamenti prima ancora che il fatto si verifichi.</p>
<h2>I successi giornalistici legati alla mafia</h2>
<p>I giornalisti più colpiti dalle intimidazioni mafiose sono quelli che lavorano in Sicilia, in Calabria e in Campania. Tuttavia, c’è un altro aspetto del giornalismo d’inchiesta sulla mafua. Un aspetto positivo, fatto di successo e di riconoscimenti nazionali che non arriverebbero mai se l’argomento non fosse legato alla malavita. L’esempio per eccellenza è Gomorra di Francesco Saviano, il libro- inchiesta in cui l’autore, con coraggio e determinazione, fa i nomi e i cognomi dei camorristi, descrive nel dettaglio come operano le cosche e come sono strutturate le bande. Saviano oggi vive sotto scorta ma ogni suoi lavoro è giudicato un capolavoro ancor prima di essere pubblicato. E’ il premio del rischio ma anche il fascino del male che, almeno per una volta, è stato denunciato.</p>
<p>Foto: Winfried Eckl &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La rivista Il Mulino</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 09:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Notizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riviste italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Il Mulino]]></category>
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		<description><![CDATA[La casa editrice Il Mulino di Bologna ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell’editoria a partire dalla pubblicazione di una rivista. L’idea venne ad un gruppo di studenti universitari che, intorno agli anni ’50 del ‘900, decisero di unirsi per dare voce, e carta, alle loro idee. Una pubblicazione in continuo mutamento Dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La casa editrice Il Mulino di Bologna ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell’editoria a partire dalla pubblicazione di una rivista. L’idea venne ad un gruppo di studenti universitari che, intorno agli anni ’50 del ‘900, decisero di unirsi per dare voce, e carta, alle loro idee.</strong><span id="more-19"></span><br />
</br></p>
<h2>Una pubblicazione in continuo mutamento</h2>
<p>Dal ’51, la rivista iniziò ad essere pubblicata nelle vesti di una sorta di giornalino universitario che usciva ogni quindici giorni. Successivamente, le cose cambiarono: dapprima, fu pubblicata come una rivista ogni mese; poi, dal ’59 la rivista fu pubblicata una volta ogni due mesi poi, ancora, nel ’61 si decise per la pubblicazione ogni mese ed, infine, nel ’70 si scelse definitivamente di pubblicarla ogni due mesi. In questi continui cambiamenti legati anche ai tempi della pubblicazione è possibile rintracciare già lo spirito di questa rivista che è nata in preda ai fervori intellettuali di alcuni giovani studenti universitari e che, per molto tempo, ha conservato questo dinamismo fatto di sperimentazioni e cambiamenti continui. Nel corso del tempo, inoltre, i collaboratori della rivista si sono moltiplicati sia a livello direzionale che redazionale. Ciò nonostante, il nucleo originario di persone che l’hanno fondata è rimasto inalterato.</p>
<h2>Una pubblicazione con uno spirito politico e sociale</h2>
<p>I temi trattati dalla rivista Il Mulino sono numerosi ma tutti ruotano attorno a due capisaldi fondamentali: la politica e la società. L’obiettivo di fondo di questa pubblicazione è racchiuso  nello studio, nell’analisi attenta ed appassionata della realtà, nella descrizione dei cambiamenti storici,  nella proposta di idee nuove elaborate a partire dalla consapevolezza per cui, seppure il governo dei paesi sia giustamente gestito dalle autorità politiche ed amministrative, il contributo delle idee politiche, sociologiche, filosofiche e storiche portato dagli intellettuali debba trovare spazio e libertà per fare in modo che la ricerca delle soluzioni ai problemi di un paese trovi proposte elaborate in diversi settori della cultura. In questo spirito pragmatico, che va molto al di là dei meri progetti di ricerca accademici, si nasconde il grande successo di questa rivista che è nata ed è cresciuta con il desiderio di mettere in pratica quell’antico insegnamento platonico in cui si mette l’accento sull’importanza delle idee nel governo di un paese.</p>
<p>Foto: Daniel Gilbey &#8211; Fotolia</p>
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		<title>I Siciliani rivista antimafia di Pippo Fava</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 09:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Notizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riviste italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Generale Dalla Chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Fava oggi è una vittima della mafia. Prima di essere questo, però, è stato uno degli scrittori italiani più apprezzati d’Italia. I suoi libri, tuttavia, non hanno nulla a che fare con il suo omicidio. La morte, Giuseppe Fava, se l’è procurata per aver fondato una rivista, I Siciliani. La nascita de ‘ I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Fava oggi è una vittima della mafia. Prima di essere questo, però, è stato uno degli scrittori italiani più apprezzati d’Italia. I suoi libri, tuttavia, non hanno nulla a che fare con il suo omicidio. La morte, Giuseppe Fava, se l’è procurata per aver fondato una rivista, I Siciliani.</strong><span id="more-16"></span></p>
<h2>La nascita de ‘ I Siciliani’</h2>
<p>Nel 1984, insieme ad alcuni amici giornalisti, Giuseppe Fava decise di imbattersi nella fondazione di una rivista. Il suo desiderio di fondo era quello di portare l’informazione in Sicilia. Non che non ci fossero i giornali; semplicemente negli anni ’80 certe cose i giornali ancora non potevano scriverle e la maggior parte della popolazione ignorava quanto accadesse nella propria terra. Il primo numero de ‘I Siciliani’ fu pesante, duro e probabilmente qualcuno lo giudicò eccessivo. Era un numero ricco di indagini che testimoniavano quanto radicata fosse la mafia e quanti danni già la criminalità avesse apportato alla crescita sociale, economica e politica della regione. Le inchieste di Fava, infatti, parlavano di fabbriche chiuse, di industrie che non avevano conosciuto lo sviluppo auspicato a causa dello zampino della malavita. Fava, inoltre, non risparmiò la politica, quella locale corrotta ed associata con i mafiosi e non risparmiò nemmeno il problema dei rifiuti tossici, già grave negli anni ’80, che venivano smaltiti nelle splendide acque siciliane. Alla fine, la mafia non risparmiò Fava.</p>
<h2>Il desiderio di libertà de I Siciliani</h2>
<p>‘I Siciliani’ avrebbe dovuto portare in Sicilia una ventata di novità, ma soprattutto una tanto auspicata libertà di stampa. L’inchiesta che molto probabilmente scatenò la vendetta dei mafiosi contro Fava fu quella legata ai nomi di quattro industriali di Catania. Già il generale Dalla Chiesa aveva parlato di questi imprenditori e, analogamente a Fava, aveva fatto i loro nomi e cognomi invitando i politici a riflettere sulle cause del successo di questi quattro uomini che, nel frattempo, avevano spostato le loro attività da Catania a Palermo. Secondo il generale Dalla Chiesa e secondo Fava, dietro quel successo si nascondeva la mafia. Il generale Dalla Chiesa lo disse ai politici e fu ammazzato; Giuseppe Fava, invece, lo confessò ai siciliani, e pure fu ammazzato.</p>
<p>Foto: morchella &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Le riviste italiane di cultura</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 09:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Notizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia ogni anni nascono moltissime riviste di carattere culturale. Sin dai tempi del celebre ‘Conciliatore’, infatti, gli intellettuali, i politici e – in generale – i fanatici del sapere hanno sempre avuto la tendenza ad unirsi in gruppo per mettere su carta le loro idee, a metà strada tra vecchi concetti e idee rivoluzionarie. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In Italia ogni anni nascono moltissime riviste di carattere culturale. Sin dai tempi del celebre ‘Conciliatore’, infatti, gli intellettuali, i politici e – in generale – i fanatici del sapere hanno sempre avuto la tendenza ad unirsi in gruppo per mettere su carta le loro idee, a metà strada tra vecchi concetti e idee rivoluzionarie.</strong><span id="more-11"></span></p>
<h2>Le riviste culturali: parte I</h2>
<p>Molte riviste italiane sono di tipo specialistico e, generalmente, vengono scritte per essere lette da una nicchia molto ristretta di persone. Come la maggior parte dei lavori accademici, infatti, anche le riviste iper specializzate spesso restano un prodotto alla portata di pochi. E’ il caso, ad esempio, di ‘Anima’, una rivista fondata a Bergamo nell’88 da Francesco Donfrancesco che si occupa di teorie psicoanalitiche (quindi la medicina di Freud e seguaci) e di tutte le scoperte, più o meno recenti, che vengono realizzate in questo settore. Un’altra rivista di nicchia dedicata principalmente ai ricercatori è Anterem. Fondata a Verona nel ’76 da Flavio Ermini e Silvano Martini, questa rivista si occupa di saggi legati soprattutto alla poesia e viene pubblicata una volta all’anno. Dello stesso genere è anche Atelier, una rivista fondata nel ’96 a Borgomanero. Ancora più specializzata rispetto a queste riviste, è il ‘Bollettario’ di Mondena che è dedicata a poeti e scrittori già formati, oltre che a giovani letterati.</p>
<h2>Le riviste culturali: parte II</h2>
<p>Tra le altre riviste storiche dedicate alla letteratura, alla poesia e – in generale – alla critica letteraria c’è anche ‘Critica letteraria’, un’ importante rivista napoletana che esce ogni tre mesi e viene pubblicata a Casalnuovo, in provincia di Napoli. Di più ampie vedute, invece, è ‘Delitti di Carta’, una bella rivista fondata a Pistoia da Renzo Cremante e Loriano Macchiavelli che pubblica saggi legati a romanzi gialli e, per questo motivo, abbraccia un pubblico di lettori molto più vasto. Nel ’76, inoltre, Mario Santoro fondò a Roma ‘Esperienze letterarie’, una rivista anch’essa molto specialistica dedicata ai letterati. Un’altra rivista di poesia, poi, fu fondata nel ’95 a Novi Ligure. Si tratta de ‘La Clessidra’, una rivista dedicata alla poesia che viene pubblicata ogni sei mesi. Specializzata in studi storici, invece, è la rivista ‘Locus’ fondata a Pisa. Questa viene pubblicata ogni tre mesi ed è letta soprattutto da letterati, ricercatori e appassionati di storia.</p>
<p>Foto: dinostock &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Le riviste a sfondo politico</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 08:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Notizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[La maggior parte delle riviste di stampo politico italiane sono nate successivamente alla seconda Guerra Mondiale. Dopo venti anni di dittatura fascista, infatti, la maggior parte degli intellettuali ha avvertito l’esigenza di diffondere la ritrovata libertà politica anche attraverso la divulgazione di nuove riviste politiche. Il dopoguerra italiano e la nascita delle riviste politiche Nonostante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La maggior parte delle riviste di stampo politico italiane sono nate successivamente alla seconda Guerra Mondiale. Dopo venti anni di dittatura fascista, infatti, la maggior parte degli intellettuali ha avvertito l’esigenza di diffondere la ritrovata libertà politica anche attraverso la divulgazione di nuove riviste politiche.</strong><span id="more-7"></span></p>
<h2>Il dopoguerra italiano e la nascita delle riviste politiche</h2>
<p>Nonostante le grandi sconfitte morali e materiali che l’Italia subì con la Guerra Mondiale, la vita politica del belpaese ripartì con le idee di tre partiti fondamentali: quello comunista, quello popolare e quello democratico d’ispirazione cristiana. Il nuovo slancio intellettuale (che ha poi trovato riflesso nella fondazione delle riviste politiche) arrivava soprattutto dall’europa: dagli studi di Freud sulla psicoanalisi, dal successo delle teorie di Marx in merito al capitalismo e al comunismo e dalla ventata rivoluzionaria e liberale delle teorie filosofiche elaborate da Jean P. Sartre in Francia. Tutte queste idee nuove hanno contribuito alla nascita di alcune delle riviste politiche più importanti d’Italia.</p>
<h2>Le riviste politiche più importanti del dopoguerra</h2>
<p>Tra il 1944 e il 1945 nascono tre importanti riviste che prendono spunto soprattutto dagli studi di Marx e dalle sue pubblicazioni più importanti. Si tratta de ‘Il Politecnico’, di ‘Rinascita’ e di ‘Società’, tutte legate al nuovo spirito di libertà oltre che al desiderio di democrazia che il paese vive nell’immediato dopoguerra. Nel 1946 nasce anche la rivista ‘Comunità’ e nello stesso anno vengono pubblicate alcune riviste politiche che tuttavia sono molto legate all’ambiente della chiesa. Queste sono ‘Humanitas’, ‘il Gallo’ e ‘Cronache Sociali’. Una delle riviste più innovative di questo periodo è Civiltà delle macchine’, all’interno della quale per la prima volta si designa la possibilità di un’apertura della ricerca filosofica alla ricerca scientifica. Possibilità, quest’ultima, che in questi anni è stata messa in pratica e che ha prodotto le migliori pubblicazioni in ambito filosofico. Tuttavia, il contributo più famoso alla riflessione politica del dopoguerra è sicuramente quello realizzato da Antonio Gramsci. Il suo pensiero politico è tutt’oggi uno dei più attuali e studiati in materie filosofiche, storiche ed economiche e il suo contributo de ‘Le lettere dal carcere’ e de’I quaderni dal carcere’ rappresenta uno dei documenti politici più importanti d’Italia.</p>
<p>Foto: picsfive &#8211; Fotolia</p>
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