La vita dei giornalisti non è una vita semplice; ma le cose si complicano inevitabilmente quando un giornalista tocca temi scottanti, legati alla malavita e – in particolare – alla mafia. Oggi come vent’anni fa, parlare di mafia in Italia è pericoloso e pubblicare delle inchieste rischia di diventare un vero e proprio atto di autolesionismo da parte di un giornalista.
Le parole sulla mafia che possono uccidere
L’impegno dei giornalisti è costante e continuo. Le condizioni di lavoro spesso sono umilianti eppure si continua a lavorare. Di fronte al rischio di perdere la vita per un articolo di giornale, però, molti si fermano e riflettono prima di scrivere e di pubblicare pezzi che rischierebbero di rovinargli la vita. Gli ultimi dati raccolti dall’ordine dei giornalisti in Italia, infatti, testimoniano un quadro allarmante fatto di paura e di giornalisti che vivono con la scorta perché hanno subito minacce di morte in seguito alla pubblicazione degli articoli. La mafia in passato ha già dato dimostrazione che per un articolo di giornale si può morire. Anche in Italia. Anche nel settimo paese più potente del mondo. Le istituzioni politiche invitano i giornalisti a non avere paura, a parlare della mafia così come si parla di una partita di calcio o di un fatto di cronaca. E specificano, inoltre, che parlare di mafia non significa solo descrivere un fatto dopo il suo accadimento, ma indagare i luoghi e i comportamenti prima ancora che il fatto si verifichi.
I successi giornalistici legati alla mafia
I giornalisti più colpiti dalle intimidazioni mafiose sono quelli che lavorano in Sicilia, in Calabria e in Campania. Tuttavia, c’è un altro aspetto del giornalismo d’inchiesta sulla mafua. Un aspetto positivo, fatto di successo e di riconoscimenti nazionali che non arriverebbero mai se l’argomento non fosse legato alla malavita. L’esempio per eccellenza è Gomorra di Francesco Saviano, il libro- inchiesta in cui l’autore, con coraggio e determinazione, fa i nomi e i cognomi dei camorristi, descrive nel dettaglio come operano le cosche e come sono strutturate le bande. Saviano oggi vive sotto scorta ma ogni suoi lavoro è giudicato un capolavoro ancor prima di essere pubblicato. E’ il premio del rischio ma anche il fascino del male che, almeno per una volta, è stato denunciato.
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